DOTT.SSA CHIARA PICA

Stare bene in coppia

A volte vediamo in giro molte coppie che sembrano felici, spensierate e senza problemi. Ma ci siamo mai chiesti se è così davvero o se piuttosto non siamo noi che proiettiamo su di loro la nostra idea di coppia come dovrebbe essere? In fondo ognuno ha un’idea di come la coppia dovrebbe funzionare, di cosa i partner dovrebbero fare, delle “regole” di gestione della vita a due, convivenza o meno. Quello che spesso non riconosciamo è che l’idea di come vorremmo che un amore fosse deriva a sua volta da esperienze vissute nell’infanzia, in quella prima relazione fondante e principale che è la relazione con la madre. Già Bowlby faceva presente come la relazione di attaccamento con la madre, dando vita ai Modelli Operativi Interni, avrebbe poi influenzato tutte le successive relazioni di attaccamento, compresa quindi la relazione di coppia. Quello che è fondamentale nel vivere una relazione di coppia è cercare di esserne consapevoli, nel senso che dobbiamo riflettere sulla nostra relazione per capirne davvero a fondo le dinamiche e soprattutto bisogna essere consapevoli delle emozioni che proviamo in quella relazione, altrimenti è facilissimo incorrere in tremendi abbagli. Qui non si vuole, intendiamo bene, criticare chi decide vivere una relazione in un determinato modo piuttosto che in un altro, però almeno diciamolo a noi stessi, perché altrimenti viviamo nell’illusione che la relazione che stiamo vivendo sia qualcosa di diverso da quello che è realmente, facendoci incorrere in tremendi equivoci che poi avvelenano la relazione e la mandano alla deriva.

Quello che è uno dei primari errori da cui ne derivano a catena molti altri, è quello di mettersi in una relazione senza prima aver imparato a stare bene da soli. Se non si sa stare bene con sé stessi non si può pensare che staremo meglio con un’altra persona, perché faremo si che questa persona invece di essere il nostro compagno di viaggio diventerà un bastone sul quale appoggiarsi e di conseguenza tutta la relazione risentirà di questo meccanismo disfunzionale. La relazione di questo genere è una relazione in cui l’altro è vissuto come una nostra appendice, quella parte di noi che manca, come un organo trapiantato, e così facciamo si che questa persona assolva a tutti i bisogno irrisolti che abbiamo, o peggio ancora la trasformiamo nel simulacro su cui proiettare tutte le cose che di noi non vogliamo ammettere o che ci disturbano. E se, per sua fortuna, la persona non assolverà a questa passiva funzione di oggetto proiettivo, allora ci arrabbieremo perché vedremo tradite le nostre aspettative.

Questo è il classico tipo di relazioni in cui spesso si ha la tendenza a far andare a tutti i costi la relazione secondo una schema prefissato, per far si di non perdere il nostro salvagente affettivo: cercare di far andar bene la relazione sempre, a tutti i costi, cercare di far collimare i desideri e modi di essere con quelli del partner, a costo di rinunciare ai propri, può sembrare un atteggiamento lodevole. In realtà è fallimentare: in amore agire forzandosi non serve a niente. Vuol dire accumulare frustrazioni e, prima o poi, scoppiare.

Occorre dunque cambiare strategia e pensare che fa bene all' amore tutto ciò che aiuta la nostra realizzazione come individui e protegge dalla dipendenza dall'altro. La giusta distanza dal partner è un prerequisito necessario al buon funzionamento della coppia, altrimenti si rischia di vivere in una relazione simbiotica che affossa ogni identità personale e rende difficile il cammino per raggiungerla.

Un altro errore madornale che si può fare per rovinare una relazione è quello di inquinarla di aspettative e sovrastrutture. La tendenza che hanno molte persone, anzi quasi tutte, è quella di tentare di fissare subito la relazione in determinati canoni e di instradarla in determinati binari, per poter avere subito determinate sicurezze. Purtroppo la tendenza a fissare e consolidare automaticamente il legame d' amore in forme più "strutturate", come fidanzamento, convivenza o matrimonio, per il timore di perdere l'altro, può indurre a proiettarsi sistematicamente nel futuro. Il rischio? Che le aspettative e gli obiettivi futuri offuschino i desideri attuali nostri e del partner, col rischio enorme di non vivere quello che il presente regala. Solo vivendo la relazione senza immaginare come andrà a finire e come si evolverà possiamo viverla appieno e godersi ogni singolo momento senza inquinarlo con inutili pensieri. Sarà poi il tempo che darà la strada alla relazione facendola spontaneamente andare dove deve andare.


DOTT.SSA CHIARA PICA