DOTT.SSA CHIARA PICA

A PROPOSITO DELLE LAMENTELE E DEL LAMENTARSI

Le persone si lamentano in continuazione. Ci lamentiamo se piove, se fa troppo caldo, se fa troppo freddo, se c’è traffico, se non troviamo parcheggio, se c’è troppo da lavorare, se non troviamo lavoro, se la paga è insufficiente. Ci lamentiamo dei colleghi, del capo, dei dipendenti, del partner, di nostro figlio, dei nostri genitori, degli extracomunitari, dei razzisti, di quelli che arrivano in ritardo, di quelli che sono troppo pignoli, del commesso che ci ha trattato male, del calzolaio che ci ha fregato i soldi. Ci lamentiamo dei governi ladri, del consumismo (che siamo i primi ad alimentare, tra l'altro, della chiesa, di dio, del sistema sanitario corrotto, delle banche. Ci lamentiamo dei prezzi della benzina, della crisi, del cane del vicino che abbaia, dei dolori alla schiena, dello stress, dell'ansia, delle incombenze quotidiane. Ci lamentiamo delle feste, del natale, delle convenzioni, del canone rai, del vicino che getta le briciole sui vasi sciotolando la tovaglia e attirando i piccioni, dei negozi affollati, delle corse la mattina. Questa è la nostra vita: una lamentela continua che ci costringe ad attirare  proprio quelle situazioni che ci danno più fastidio, in quanto nel mettere questa continua e logorroica attenzione su di esse forniamo loro ulteriore energia, materializzandole nella nostra vita nella famosa profezia che si autoavvera.

 

La lamentela è  una forma di inquinante mentale molto diffusa. Chi è abituato a lamentarsi, prova temporaneo sollievo nello sfogo, ma in realtà non risolve assolutamente nulla. La lamentela nasce dalla scelta, spesso inconscia, di essere passivi, di subire gli eventi, di rinunciare a dirigere la propria vita, dare la colpa a eventi esterni e ad altri delle proprie sofferenze e deresponsabilizzarsi totalmente. Vi sono vari tipi di lamentele infatti:

1) quelle centrate sugli altri, che non fanno altro che deresponsabilizzarci appuntando solo agli altri le cause dei nostri problemi;

2) quelle centrate sulle situazioni, che ancora ci deresponsabilizzano in quanto lamentandoci di situazioni alle volte oggettivamente immodificabili continuiamo a ruotare attorno al problema immodificabile senza cercare soluzioni in ciò che invece è modificabile;

3) quelle centrate su di sè, volte a cercare la smentita da parte degli altri (ma no che dici, non sei affatto così) per poi di fatto non credere alla smentita stessa e continuare a crogiolarsi in un facile quanto comodo vittimismo (no non ce la posso fare, è inutile).

 

 

Lamentandoci crediamo di sentirci meglio, ma in realtà la lamentela diventa solo un inutile quanto dannoso spargimento di tossine emotive attorno a noi e nella nostra vita. Infatti, oltre a non risolvere assolutamente niente, la lamentale continua è anche dannosa perchè allontana totalmente dall'attivarsi per risolvere i problemi: di conseguenza abbassa l'autostima, inquina i rapporti (nonchè i timpani) con chi ci deve stare ad ascoltare, e porta a concentrarsi nevroticamente solo su ciò che non funziona piuttosto che sulle potenzialità delle situazioni, portando la persona a rimanere impantanata nelle sabbie mobili dei suoi problemi, o come un viandante che gira continuamente in tondo e non procede mai in avanti, accompagnato dalla nenia continua delle sue lamentele senza fine. Questo porta a un costante e sempre più marcato senso di impotenza e vittimismo, non ci si sente più capaci di cambiare le cose, le soluzioni concrete si allontanano sempre più all'orizzonte mentre gli ostacoli finiscono in primo piano. Credo che tutti conoscano le famose immagini doppie, che possono essere viste in due modi diversi a seconda di come le si osserva: vedere una giovane donna o una vecchia megera non è tanto diverso dal vedere solo i problemi o solo le soluzioni: di certo con la lamentela si vedranno solo i problemi. 

 

Di fatto le lamentele, soprattutto quelle volte alla denigrazione del sè, sono veramente deleterie: ricordiamo che noi siamo ciò che ci diciamo, col pensiero si costruisce la realtà: quindi se continuiamo a dirci e a ripeterci come un disco rotto che non valiamo nulla finiremo col crederci anche noi e col concentrarsi unicamente su quelli che sono gli insuccessi e i fiaschi, gli errori e gli sbagli della nostra vita, invece che sui successi e le vittorie, le qualità e i talenti. E, come in un orto, finiremo per annaffiare solo le piante a cui dedichiamo più attenzione: le piante malate della lamentela cresceranno a dismisura e parassiteranno i semi buoni che così non trovano spazio per crescere. La lamentela infatti, qualora venga rinforzata un pò di volte dall'attenzione altrui, diventa, secondo i principi del condizionamento operante, una normale di modalità di comportamento che viene agita in tutti i contesti e che viene anche introiettata nel pensiero al momento in cui ci ripetiamo continuamente frasi negative e disfattiste nella nostra testa. Tutto ciò fa sì che la lamentela diventi un costante ronzio che inquina il nostro psicosoma e che danneggia il fluire energetico dentro di noi, come un brano suonato su un pianoforte scordato. In pratica perdiamo totalmente il contatto con la realtà concreta del cambiamento e ci gettiamo da soli nel mare dell'impotenza in cui perdiamo totalmente empowerment, autostima e autoefficacia, in cui ignoriamo le nostre potenzialità, le nostre capacità creative di risolvere i problemi, funzionando a un livello arcaico ed elementare. perchè a questo serve la lamentela: a dire a sè stessi e agli altri "non ho voglia di impegnarmi in prima persona per cambiare questa situazione, non c'entro nulla, non è mia responsabilità". 

 

 

Noi siamo dolori che vagano in cerca di una causa che non si vuole ammettere che ci appartenga: cerchiamo nei fattori esterni la risposta alle nostre problematiche interne, come nomadi in cerca di una dimora dove ficcare i propri veri problemi facendo finta che non ci siano. Viviamo in uno stato di perpetua insoddisfazione interiore e come conseguenza trascorriamo i giorni attribuendo a queste cause fittizie la nostra insoddisfazione. Attraverso la lamentela cerchiamo di attirare l'attenzione, di sfogarci, ma soprattutto: facciamo blablabla senza risolvere assolutamente nulla, perchè la lamentela è fine a sè stessa e non ha nulla di costruttivo. E magari attiriamo l'attenzione perchè non sappiamo in quale altro modo mandare il nostro sos.

 

 

 

Allora, se volete cambiare radicalmente e realmente la vostra vita,  cosa dovete fare? Semplice: smettete di lamentarvi e agite in modo concreto per cambiare la situazione. Controlla bene e vedrai che hai molte più cose per essere grato che per brontolare! Smettila di compiangerti! Nessuno riceve solo negatività, nessuno riceve solo calci nel sedere, nessuno ha solo sfighe, nessuno ha solo frustrazioni e guai. Se lo pensa è perchè è ciò che vuole vedere, perchè è talente entrato nella spirale del vittimismo che quel brano dal suo pianoforte scordato è l'unica canzone che conosce e dve confermare a sè stesso di non poter far nulla per cambiare le cose. Smettete di dedicare attenzione alle piante parassite del vostro giardino e badate invece ai semi produttivi e a tutti i bei fiori che ci sono. Se smettete di ripetervi continuamente le solite frasi fatte "non ce la fo", "sono un fallito", "ha sempre ragione lui/lei", "non cambierò mai", "il mio destino è segnato" certamente ne gioverà lo scorrere delle vostre energie interiori che verranno liberate come quando vengono liberate le acque imprigionate da una diga. E quindi se siete il capo di un'azienda e la maggior parte dei vostri dipendenti non vi ascolta cercate di capire come poter migliorare come leader invece di dare sempre la colpa ai dipendenti fannulloni che non ascoltano! Se siete genitori che hanno problemi coi figli cercate di migliorare come genitori, cercate di capire cosa vi blocca nell'essere capaci di entrare costruttivamente in rapporto coi vostri figli invece di addossare a loro la colpa di essere svogliati, ribelli e chissà cos'altro; se vi lamentate che il vostro partner non vi capisce allora chiedetevi seriamente dove e perchè comunicate in modo sbagliato invece di additare sempre a lui/lei la colpa del non sapervi ascoltare: e se da queste autoanalisi verrà fuori che alcuni dipendenti sono effettivamente svogliati, che vostro figlio vuole seguire la sua strada, che il vostro partner preferisce seguire la sua onda e ignorarvi, beh allora prendete le misure necessarie e fatevene una sana ragione. Ma per carità smettete di coprire le vostre concrete possibilità dia agire dietro l'inutile lamentela. 

 

La lamentela tiene una parte della realtà estranea a te, riconosce qualcosa su cui non hai potere e la rigetta oltre i confini della tua coscienza. Il che è assurdo, in quanto oltre quei confini non c'è nulla, non c'è la tua umanità, non c'è nulla che caratterizza il tuo essere nel  mondo: c'è solo un essere amorfo in preda alle tempeste e agli eventi, come una pallamatta di gomma che rimbalza in qua e in là senza un senso e una direzione. Rifiuta quindi la lamentela e riappropriati di ciò che ti appartiene e di ciò che puoi ancora fare con il tempo che hai ancora a disposizione. Sviluppa l'arte dell'umiltà e ammetti di aver sbagliato qualcosa nella gestione dei tuoi dipendenti, dei tuoi figli, della tua vita di coppia. Che attenzione: non deve diventare una ulteriore occasione di lamentela, della serie "ecco ho sbagliato tutto, povero me è tutta colpa mia" che diventa solo un modo per tramutare una evidenza dei fatti nell'ennesima occasione per ripetere il copione del piangersi addosso. Se hai fatto degli errori semplicemente hai adesso l'occasione per porvi rimedio. E' dura? Certo, vivere nella pienezza di sè è davvero difficile, ma va fatto: è un dovere verso noi stessi come esseri umani, come esseri che stanno a questo mondo per uno scopo ben preciso, ovvero dare compimento a noi stessi, e non a camminare come zombi o larve che subiscono passivamente la loro esistenza. Molte persone vengono da me nella speranza che attraverso il lamento continuo venga avallata la loro deresponsabilizzazione, come alla ricerca di un'autorizzazione a continuare a essere ciò che si è: sbagliato! Nel mio studio c'è poco spazio per le lamentele e molto invece per chi decide di assumersi le sue responsabilità e cambiare attivamente la sua vita. Perchè di fatto non darò alcun ascolto e aiuto alle lamentele: se dopo un pò di tempo vedo che le persone continuano a lamentarsi e a non fare ciò che dico allora capisco che per loro non è ancora giunto il momento del cambiamento e le accompagno con gentilezza fuori dalla porta dicendogli "mi richiami quando ha davvero intenzione di cambiare la sua vita". 

 

 

Ricordate: i vostri pensieri creano la realtà! Quindi alzatevi una mattina e dite: “Oggi non voglio lamentarmi di nulla”. Ci riuscirete? No. Ma almeno riuscirete a vedere che vi lamentate in continuazione. Riprovate tutti i giorni, per settimane, per mesi, finchè avrete bandito questa deleteria modalità dalla vostra vita.  I risultati sono impagabili, tutta la vostra vita verrà trasformata. Finalmente vedrete quanto vi lamentate e quanto poco concludete, ma soprattutto quanto attribuite agli altri le vostre problematiche e quanto poco a voi stessi: se il partner vi calpesta smettete di lamentarvi e ammettete che siete voi a permetterlo; se non riuscite a portare a termine un lavoro chiedetevi se fa veramente per voi invece di smaniare contro il capo infame; se litigate continuamente con vostro figlio chiedetevi cosa gli state scaricando addosso e perchè. Siate onesti con voi stessi per una volta e la vita andrà sicuramente meglio. 

 

 

 

DOTT.SSA CHIARA PICA