DOTT.SSA CHIARA PICA

Il partner come arricchimento di se non come completamento

In questo articolo voglio parlare di quelle persone che sono perennemente alla ricerca di qualcosa: anime inquiete che si sentono incomplete, mancanti di qualcosa, colte da una sorta di insoddisfazione e irrequietezza di fondo che le porta a sentire il costante bisogno di un partner affettivo accanto a loro. Molti di noi si trovano in una sorta di vortice, in quanto ci viene suggerito di continuo che per essere felici dobbiamo trovare qualcuno che ci completi. Partiamo dal presupposto che senza una relazione ci manchi sempre qualche cosa. In questo modo abbiamo bisogno di una relazione come di una gruccia per non sentirci più soli o per essere finalmente felici. È come se una persona con una gamba sola cercasse un’altra persona con una gamba sola per camminare, perché da solo non ci riesce. Inizialmente tutti i problemi sembrano risolti: le due persone dimenticano addirittura di avere una sola gamba, tanto è il senso di fusione e coinvolgimento. Fino a quando però un bel giorno uno dei due inizia a camminare verso un’altra direzione e all’altro viene reso evidente il suo handicap, ovvero avere una sola gamba. Si inizia a sentire il vuoto di tenerezza, appoggio, sicurezza, attenzione. Il punto è che se si inizia un rapporto come mezza persona, vista come colei che deve completare una metà mancante, si pongono le basi per una sicura infelicità futura, perché nessuno, fino a prova contraria, ci dà la garanzia che una storia duri eterna. Anzi, è assai più vero che non è così, in quanto, per l’appunto, spesso scegliamo un partner più guidati dal bisogno di avere un’altra gamba, un altro braccio, insomma un pezzo di noi che manca, piuttosto che per autentico interesse e trasporto. Ovviamente è un qualcosa di inconscio, non ci rendiamo conto di cercare un partner per queste ragioni: ciò diventa tremendamente chiaro al momento in cui ci lamentiamo perché ci manca un partner che ci completi. In realtà nessuno completa nessuno, in quanto noi dobbiamo essere completi per noi stessi. Cosa ci manca? Se si asserisce la verità di questo assioma allora dovremmo sostenere anche che prima della tua prima storia d’amore tu non eri un individuo completo? Che ti mancava qualcosa? Come facevi a vivere se eri incompleto? Il partner quindi, non è un completamento di un qualcuno che di base non lo è, ma è un arricchimento di un qualcuno che si sente già bene per sé stesso. Questo è il giusto presupposto per creare relazioni di coppia solide e durature: una relazione non fondata sul bisogno dell’altro, bensì sul sentirsi arricchito dall’altro.

Difatti, se al partner spetta l’arduo e gravoso compito di completare un essere che di base non lo è, si creerà un terribile gap che darà luogo ai presupposti per sfasciare la coppia: se dell’altro io cerco il completamento, l’appoggio, il sostegno è chiaro anche che potranno crearsi due situazioni diverse:

vorrò plasmare il mio partner a seconda di quelle parti che sento mancanti in me: ad esempio vorrò che condivida con me tutto quello che mi piace, che stia sempre con me (o quasi), che mi dia continue attenzioni;

finirò io stesso per adeguarmi a come è il mio partner, assumendo su di me ciò che lui fa, i suoi comportamenti, le sue idee, i suoi interessi.

È quanto mai evidente che, tra le due situazioni, la peggiore è indubbiamente la seconda: questo perché nel primo caso per lo meno rimango me stesso nella “metà” che mi caratterizza. Nel secondo caso butto alle ortiche quella metà e finisco per assumere un’identità distorta, un “falso sé”, per dirla in termini winnicottiani, che non mi appartiene. Nella maggior parte dei casi comunque le due situazioni si trovano entrambe presenti, con la prevalenza di una sull’altra. È chiaro che possiamo facilmente immaginare cosa può accadere se la relazione finisce: il crollo di sé stessi, un crollo tanto più grande quanto più ci siamo conformati al partner e quanto più, quindi, abbiamo messo da parte noi stessi. E, tra l’altro, il crollo di questo tipo di relazioni basate sul bisogno piuttosto che sull’arricchimento di sé è un evento assai probabile. Questo perché il vero rapporto amoroso si basa sullo scambio, la condivisione, la comunicazione, l’affettività, l’arricchimento e il venirsi incontro di due persone che però sono già complete da sole, che sanno stare bene con sé stesse, che hanno una buona stima di sé e che sentono di avere un valore unico come persona, in quanto non ci sarà mai un altro individuo uguale: noi siamo unici e dobbiamo riscoprire la nostra unicità. Laddove il partner diventa una nostra stampella, un appoggio, il “dispensatore di coccole”, il “leccatore di ferite”, il “tappabuchi emotivo”, è evidente che la relazione non può reggere, non può farcela: perché laddove l’altro viene investito di un tale compito si avrà sicuramente l’esaurimento della relazione. Chi si trova investito di tale ruolo si accorge che viene cercato solo per un antico bisogno invece che per sé stesso, si sente “usato”, manipolato, pilotato, finanche a essere oppresso, sentirsi mancare aria e spazi.

Ecco quindi l’importanza di sentirsi bene anche per sé stessi, sentirsi completi nella propria individualità. Questa è la basilare premessa per una storia di coppia che possa partire veramente col piede giusto.

DOTT.SSA RITA GHERGHI