DOTT.SSA CHIARA PICA

Le festività come occasioni di incontro con la parte profonda di se

Mi chiedo quanto, in questo mondo globalizzato in cui siamo sempre circondati di gente ma di fatto sempre più soli e incapaci di intessere reali relazioni prima di tutto con sé stessi e poi con gli altri, sia oramai divenuta moda imperante quella di criticare, se non addirittura offendere, coloro che credono ancora al natale e in generale a molte festività che tappezzano il calendario. La maggior parte di queste festa, infatti, ha una sua origine ben più antica, che si ritrova in molti popoli del mondo, tutti uniti nel segno di una ritualità e ancoraggio a quella che è una parte profonda che accomuna gli esseri umani. E allora perché siamo finiti in questa onda anomala del criticare senza posa chi a questa radici ci crede davvero? Ciò che è criticabile è chi invece vive queste feste solo per il suo valore consumistico e materiale e non gli dà alcun valore interiore. Per queste persone il natale si riduce a un etichetta che vediamo bene soprattutto in chi si lancia in anatemi atei e razionalisti ma poi si trova li a brindare a non si sa chi o cosa. Ma io dico sia a queste persone, che a quelle che considerano il natale e le feste in generale giorni come altri, di entrare più nel fondo di loro stessi e smettere di vivere una vita in superficie: andiamo, come ci invita Jung (grande estimatore e studioso, tra l’altro, dei riti, tradizioni, miti, festività) al fondo di noi stessi e troveremo queste radici archetipiche dell’inconscio collettivo che ci accomunano tutti.

Come ho già specificato in un mio articolo precedente, questa imperante globalizzazione e consumismo ci ha portato a essere soli, dispersi, spesso senza una meta, senza un senso, una massa di persone programmate dai media, dai “dover apparire”, dover essere brillanti ed efficienti, del dover accumulare, tale per cui il valore delle persone si sta misurando in “cosa e quanto posseggo” piuttosto che in “cosa e come sono davvero”. Tutto ciò crea solo disorientamento e dispersione di sé. Impariamo a leggere dietro l’apparenza delle zucche di halloween (dietro cui si nasconde la festa di samhain) o dietro le luci e gli addobbi del natale (dietro cui si nasconde la nascita di Gesù, per chi ne legge il senso cristiano o del Sole per chi ne legge in senso pagano, o meglio ancora di entrambe per chi riesce proficuamente a integrare insieme questi due aspetti: ognuna di queste feste ci invita a guardare oltre, a riscoprire un senso perduto nella notte dei tempi, spesso dimenticato nelle grandi città ma che sopravvive ancora nei paesi e nelle zone in cui alle tradizioni ci si tiene ancora e se ne coglie l’importanza di aggregazione comunitaria attorno a un comune centro pulsante. Se impariamo a leggere oltre queste apparenze avremo l’occasione di aprire un mondo di significati antichi di un passato quasi sepolto e cancellato dalla globalizzazione ma seppur vivo in chi ancora sa leggerlo e che ci riconnetterebbe direttamente a un centro comune a tutti gli uomini e che quindi aiuterebbe a leggere il passato e di conseguenza noi stessi nel presente.

Il ricordarsi di queste festività e l’imparare a studiarne le origini, coglierne il senso profondo e non solo consumistico, possono quindi aiutare ad accendere delle luci di cui quelle che illuminano le strade del natale o le candele di halloween sono solo il simbolo. La luce di amicizie sincere, del vedere il partner come una persona da amare e non da possedere, la luce dell’ “essere con” l’altro completamente, empaticamente e spiritualmente e non solo per costruire tanti rapporto sterili e superficiali, la luce che illumina la strada del saper affrontare con coraggio le avversità della vita, dello smettere di piangersi addosso e fare qualcosa di concreto per cambiare una situazione, la luce che permette di vedere gli ostacoli come occasioni che la vita ci mette davanti per progredire, la luce del saper lasciare andare situazioni, persone, cose che non sono più per noi, del saper rinnovare la nostra vita e guardare avanti alle potenzialità aperte invece che perennemente indietro ai “ma se avessi” “ma se fosse stato”, la luce portata nei lati più bui di noi stessi, che permette di conoscere i nostri sé profondi, le parti autentiche di noi e non contaminate dal voler della famiglia, del partner, degli amici, della società in generale, la luce portata all’altro quando buttiamo giù maschere e barriere e appariamo per come realmente siamo e non per come vogliamo apparire per ottenere chissà quale approvazione, la luce che si vede brillare dentro chi segue coraggiosamente la propria strada, un proprio sogno, piuttosto che seguire le strade e i sogni degli altri, la luce di una lampada che si porta dietro un viandante che si mette in viaggio non per arrivare chissà dove ma per conoscere sé stesso senza sapere bene dove arriverà, e che si gusta il viaggio senza avere lo sguardo fisso alla meta.

Queste feste sono quindi un’occasione sempre presente per entrare più in fondo al loro senso e quindi anche al senso profondo di noi stessi e delle nostre radici, di cui tradizioni, riti, miti, leggende, sono una emanazione tangibile. Una emanazione che questa malsana società globale del consumo sta cercando sempre più di sradicare e allontanare e che sta di fatto allontanando gli essere umano da loro stessi e dal prossimo. Una emanazione che si può ben scegliere di ignorare, preferendo spararci a zero sopra per apparire fintamente progressisti ed evoluti, ma di fatto sempre più lontani da noi stessi, sempre più soli e dispersi nella spersonalizzante società del consumo.


DOTT.SSA CHIARA PICA