DOTT.SSA CHIARA PICA

Il bambino interiore: il nostro lato ombra sconosciuto e vulnerabile

Si sarà sicuramente sentito parlare di “bambino interiore”. Il bambino interiore è ciò che più si avvicina al nostro “vero Sé”, quello che ci permette di vivere in sintonia con la nostra essenza. Tuttavia molto spesso, a causa dell’ambiente familiare in cui siamo cresciuti, il bambino interiore è anche un bambino ferito e vulnerabile. Questo perché non ha ricevuto il giusto accudimento, la giusta valorizzazione delle sue caratteristiche originarie e dei suoi peculiari modi di essere. Ma allora come si fa? Se indietro non si può tornare e il passato non si può cambiare come facciamo a ridare a quel bambino ciò che non ha avuto? Dobbiamo farlo noi. Noi stessi dobbiamo diventare i genitori del bambino interiore. Inutile imprecare contro il passato ingiusto, i genitori assenti e inadempienti. Quel che è fatto è fatto e lamentarsi è inutile: possiamo solo decidere di prendere in mano la nostra vita e dare noi stessi a quel bambino ciò che non ha avuto. Vediamo questo dialogo terapeutico per comprendere meglio.

Psicologa: Mi piacerebbe parlare con la parte di te che si sente giudicata quando è in mezzo a tanta gente

Bambina Interiore Vulnerabile di Maria: Maria cambia posizione sul divano, si appallottola di più stringendosi le ginocchia. E la bambina interiore inizia a parlare: mi sento a disagio tra chi non conosco…non ci sto bene… quando Maria era piccola mi prendevano spesso in giro perché ero introversa e non amavo i giochi che facevano i bambini del mio quartiere… e allora mi andavo a rannicchiare in un angolo da sola, in attesa che venissero a cercarmi…ma nessuno veniva mai …avrei voluto andare io da loro, ma il terrore che mi ferissero di nuovo superava qualunque iniziativa

Psicologa: e anche adesso provi le stesse sensazioni di disagio quando sei in mezzo alla gente?

Bambina Interiore Vulnerabile di M: certo, io vorrei solo fuggire, stare in casa mia dove so che nessuno può ferirmi. Ma maria si ostina a volermi portare dove non voglio e allora io le faccio venire il panico e la blocco costringendola a tornare a casa

Psicologa: non credi che Maria lo faccia per te? per aiutarti a vincere questa paura?

Bambina Interiore Vulnerabile di M: oh no dottoressa, lei non ha minimamente idea di cosa io abbia bisogno. Maria pensa solo a sentirsi forte e sicura di sé, non accetta minimamente il suo lato debole. Io mi sento rifiutata in questo modo

Psicologa: proprio come quando eri piccola

Bambina Interiore Vulnerabile di M: Certo. La nostra famiglia non ha mai ammesso la fragilità e la debolezza. dicevano che era un segno di codardia. E così maria ha iniziato molto presto a bandirmi dalla sua vita

Psicologa: E cosa vorresti da Maria?

Bambina Interiore Vulnerabile di M: Che accettassi i miei lati fragili, vulnerabili. Che smettesse di combatterli. Vorrei che accettasse la mia sensibilità e che impari ad occuparsi di me quando ho paura. Vorrei che comprendesse che quando ho paura e non voglio uscire è perché lei vuole mostrare solo un lato di sé, mettendo al bando me. E così io continuo ad essere rifiutata come lo sono stata in passato.

Psicologa: io credo che col tempo Maria potrebbe imparare a prendersi cura di te e a farti da grnitore

Bambina Interiore Vulnerabile di M: Io non credo che dopo anni di repressione fatta su di me lei possa riuscire ad accogliermi

Psicologa: Questo non possiamo darlo per scontato, non abbiamo prove. Il fatto che fin’ora non l’abbia fatto è perché non conosceva questi aspetti. Ma noi adesso glieli insegneremo

Bambina Interiore Vulnerabile di M: Bene. Sarebbe bello. Se lei riuscisse a consolarmi accettandomi potremmo anche uscire senza timori. Lei deve avere il coraggio di mostrarmi, non di attendere per questo il permesso dal mondo

Da questo stralcio di una seduta avuta un anno fa con una mia paziente (il nome è ovviamente stato cambiato) si evince chiaramente una cosa fondamentale: il bambino interiore altri non è che il nostro Vero Sé. Ovvero esso incarna il nostro autentico modo di essere, quelle caratteristiche che noi abbiamo col tempo allontanato da noi in quanto l’ambiente attorno a noi le vedeva come negative. E così il nostro bambino interiore si è sentito rifiutato e adesso ci manda dei segnali forti: come il panico nel caso di maria che la obblighino a smettere di voler mostrare solo il lato forte quando è con le altre persone. Il nostro Sé non accetta che recitiamo una parte: se lo facciamo si ribellerà pesantemente.

In questo senso il Bambino Interiore si lega indissolubilmente al nostro “doppio”, ovvero quella parte di noi che finiamo nel corso degli anni per negare e mettere in un angolo. Il “doppio” infatti non è altro che quella parte che Jung definiva “ombra” dove albergano le caratteristiche di personalità che a noi non piacciono. Ma riflettiamo: veramente non piacciono a noi o semplicemente qualcun altro ci ha fatto credere che era sbagliato mostrarle? Se ci riflettiamo bene scopriremo che in ultima analisi è vera la seconda ipotesi. La nostra famiglia d’origine, a sua volta influenzata da credenze, schemi e atteggiamenti acquisiti dai loro genitori e dall’ambiente circostante, finiscono per plasmarci “a loro immagine e somiglianza”. Molti lati apparentemente fragili e vulnerabili come ad esempio la timidezza e l’introversione, vengono decisamente scoraggiati da molti genitori che ce li fanno vivere come anormali sia con comportamenti adeguatamente mirati sia con le parole. Facciamo un esempio: i genitori di Maria non accettavano in alcun modo la sua timidezza: se vedevano che passava i pomeriggi a disegnare e a scrivere storie (cosa che lei amava) la forzavano a uscire, le dicevano “ma esci, vai con gli altri bambini in cortile, non puoi sempre stare rinchiusa lì dentro a perdere tempo!”. Vi rendete conto quanta svalutazione c’è in una frase del genere? Al che, a volte, maria cedeva alle pressioni dei genitori, si forzava a giocare con quei bambini facendo anche cose che non la divertivano. Del resto dove sta scritto che tutti i bambini debbano divertirsi allo stesso modo? Fare cose che non ci piacciono tuttavia porta con sé una conseguenza assai negativa: che quelle cose le facciamo male. Ecco che maria quindi si sentiva a disagio con quei bambini e loro iniziarono a prenderla in giro perché la consideravano diversa. E lei infatti era diversa: ma non in senso negativo, come noi pecoroni siamo abituati a vivere la diversità, bensì nel senso che lei era semplicemente sé stessa. il problema è che per questo suo essere sé stessa non era accettata, in primis dalla sua famiglia, che la voleva come pareva a loro, inquinando così la sua natura. Il compito del genitore dovrebbe invece essere quello di favorire e incoraggiare le naturali inclinazioni di un figlio, qualunque esse siano, anche quando contrastano con “la massa”. Conplice ovviamente anche una “cultura dell’efficienza” che relega ai margini chi non si conforma a un “dover essere” che viene innalzato a modello normativo a cui tutti dovrebbero attenersi. Così facendo maria ha cominciato a rifiutare e quindi tentare di combattere quelle caratteristiche che la sua famiglia non accettava e questo, alla lunga, è sfociato nell’ansia e nel panico. Perché è questo quello che accade se non si asseconda il nostro doppio, ovvero il nostro bambino interiore.

Il doppio è un elemento costitutivo e ineliminabile per evolversi: emerge infatti quando siamo diventati troppo aderenti a un modello troppo unilaterale. Non, dunque, perché essere estroversi non vada bene: ma non si può essere solo quello. Se la nostra natura è introversa non possiamo pretendere di negarla. Bisogna imparare a rispettare la nostra natura, non c’è altra via per stare bene. Se invece la neghiamo, se la giudichiamo negativa, imperfetta, ci condanniamo alla disistima e ai disturbi psicosomatici.

Quindi cosa dobbiamo fare?

In primis riconoscere la presenza dei nostri lati “nascosti”, che noi giudichiamo vulnerabili.

Individuare da quando abbiamo cominciato a negarli, individuando le influenze familiari negative

Accettarli e alimentarli, riconoscendone le caratteristiche positive

Nutrirli e proteggerli, diventando noi stessi genitori di quel bambino interiore ferito, considerando che i genitori reali non ci potranno mai dare ciò che non ci hanno dato in passato: primo perchè il passato non c’è più, secondo perché non ne sono in grado.

Quando alcuni lati della nostra personalità vengo negati e non protetti, inevitabilmente ci penserà il nostro Sé superiore a farlo, inviandoci segnali anche forti come ansia, panico, depressione, somatizzazioni. Nulla può essere negati di noi, che ci piaccia o meno.  Perchè qualunque lotta che preveda lo scontro con qualcosa che fa parte di noi è destinato all'inevitabile fallimento il cui esito causerà solo un rafforzamento di quello che stavamo cercando di allontanare da noi. Più cercheremo di negare la timidezza più questa si esapererà, più negheremo l’introversione più ci chiuderemo in noi stessi. Come diceva Freud “Le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e usciranno più avanti in un modo peggiore”.

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